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Perché partecipazione è anche democrazia?

In Traguardi Sociali

La partecipazione è l’essenza stessa della democrazia. A differenza dei regimi totalitari o dittatoriali che in essa vedono una minaccia alla propria esistenza, i regimi democratici, che si fondano sulla libertà della persona e sul rispetto della dignità e dei diritti umani, presuppongono la partecipazione dei cittadini alla vita della comunità. Se è vero che solamente le democrazie garantiscono il diritto di ciascun cittadino di contribuire allo sviluppo sociale e politico, è altrettanto vero che solamente una piena partecipazione rende democratica una comunità. Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Centesimus annus, afferma che “[un’autentica democrazia] esige che si verifichino le condizioni necessarie per la promozione sia delle singole persone mediante l’educazione e la formazione ai veri ideali, sia della soggettività della società mediante la creazione di strutture di partecipazione e corresponsabilità” (n.46). La partecipazione alla vita sociale non è ,però, solamente un diritto da tutelare, ma anche un dovere che tutti devono responsabilmente e consapevolmente esercitare per il bene comune. Proprio perché la possibilità di contribuire allo sviluppo sociale e politico non è prerogativa di qualche élite ma appartiene a tutti, è necessario rimuovere quegli ostacoli – giuridici, culturali o sociali – che impediscono ad alcune categorie di persone di svolgere un ruolo attivo nella società. Uno degli ostacoli può essere rappresentato dalla mancanza di un adeguato accesso all’informazione. A questo scopo è fondamentale il pluralismo dell’informazione e l’obiettività dei mezzi di comunicazione, i quali dovrebbero ricusare dalla tentazione di seguire schemi ideologici o di lasciarsi guidare dal profitto economico.

Per stabilire quanto un regime sia democratico è necessario osservare il grado di libertà di partecipazione di cui godono i suoi cittadini. La società civile, secondo le parole di Leone XIII, persegue un fine “universale, perché è quello che riguarda il bene comune, a cui tutti e singoli i cittadini hanno diritto nella debita proporzione” (Rerum novarum, n.134). Le varie forme di aggregazione, dai sindacati all’associazionismo, sono elementi fondamentali dell’esercizio delle libertà democratiche. I sindacati, “elementi indispensabili della vita sociale”, promuovono lo sviluppo della persona umana e la giustizia sociale e difendono la dignità e i diritti del lavoratore. L’associazionismo, di vario genere, permette l’organizzazione degli individui secondo le loro aspirazioni, favorendo sia la loro partecipazione alla vita sociale che il loro sviluppo. L’operato del terzo settore risponde spesso alle esigenze delle persone che versano in condizioni di particolare difficoltà, contribuendo in maniera decisiva alla promozione di una democrazia effettiva e di una vera giustizia sociale. L’importanza dell’impegno dei privati nel volontariato, nella cooperazione e in tutte le attività a sfondo sociale deve trovare un riconoscimento positivo da parte dello Stato. Nel rispetto del principio di sussidiarietà, le autorità pubbliche devono promuovere lo sviluppo di queste forme partecipative, sia attraverso la definizione di un quadro normativo tendente a favorirne le attività, sia sostenendo concretamente il loro operato. Lo Stato realizza così il suo impegno di salvaguardare il bene comune, inteso non come somma di interessi particolari, ma come una loro adeguata ricomposizione alla luce di una corretta gerarchia dei valori. Facendo questo esso dovrà guidare e armonizzare lo sviluppo svolgendo un ruolo di “supplenza” – in conformità al principio di sussidiarietà – senza umiliare né abbandonare l’individuo né i gruppi sociali di cui è parte.

Mentre nei regimi totalitari la società civile viene assorbita dallo Stato, perdendo così la propria autonomia e dignità, nelle democrazie essa prevale rispetto alla comunità politica. Il dialogo tra le forme di rappresentanza politica e la società civile è alla base di ogni comunità realmente libera e democratica, nella quale il potere non sia esercizio dell’arbitrio di pochi ma opera di carità volta al bene dei singoli e dell’intera collettività. Poiché la comunità politica deriva dalla società civile, la prima deve mettersi al servizio della seconda nel rispetto del principio di sussidiarietà. In questa prospettiva i partiti, ai quali i cittadini delegano la propria rappresentanza, non possono risolversi in centri di potere autoreferenziali, ma devono saper interpretare le esigenze e ascoltare le istanze che partono dalla società. Affinché questo sia possibile occorre che i partiti siano democratici al loro interno, permettendo a tutti di contribuire alla formulazione delle scelte politiche. È necessario che i rappresentanti politici siano ispirati da uno spirito di servizio, di qui la condanna di ogni esercizio del potere per fini personali e della corruzione politica, che minano i principi morali alla base dei regimi democratici.

La partecipazione da sola non garantisce, però, la possibilità di vivere in ordinamento che tuteli e promuova i valori su cui un regime democratico si fonda. È necessario che il contributo di ogni persona si ispiri alla verità, alla giustizia e sia finalizzato, con spirito di carità, al bene di tutta la comunità, perché “una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo” (Centesimus annus, n.46).

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