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Testimoniare Cristo nel mondo del lavoro – Relazione di sintesi del IX Forum internazionale dei giovani

In Bollettino Adapt

Il Pontificio Consiglio per i Laici, il dicastero della Santa Sede che assiste il Pontefice nelle questioni inerenti al laicato, ha organizzato il IX Forum internazionale dei giovani sul tema “Testimoniare Cristo nel mondo del lavoro”, che si è svolto a Rocca di Papa (Roma) dal 28 marzo al 1° aprile 2007. Al Forum, tappa in preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Sidney nel 2008, hanno partecipato circa 300 giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni provenienti da 80 Paesi dei cinque continenti, in rappresentanza delle chiese locali e dei movimenti, associazioni, organizzazioni ecclesiali, in particolare di quelle operanti nel mondo del lavoro. Nel messaggio che ha indirizzato ai partecipanti, Papa Benedetto XVI ha sottolineato le speranze e le situazioni di difficoltà e disagio che la globalizzazione suscita tra le giovani generazioni, indicando negli insegnamenti della Dottrina Sociale la via da seguire per affrontare le situazioni che la realtà pone di fronte. Dopo aver ricordato la sollecitudine del magistero nei confronti del mondo del lavoro che si è manifestata nelle encicliche espressamente dedicate a questa dimensione della vita umana, ha affermato che il lavoro, come ogni altra attività, “dovrebbe essere occasione e luogo di crescita degli individui e della società, sviluppo dei talenti personali da valorizzare e porre al servizio ordinato del bene comune, in spirito di giustizia e di solidarietà”. Allo stesso modo occorre che i giovani imparino non solo ad essere più competitivi ma soprattutto ad essere testimoni della carità, affinché diventino testimoni del Vangelo del lavoro e sappiano vivere il lavoro come una vocazione e una missione.

I lavori sono stati aperti dall’introduzione di Mons. Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, in cui ha indicato alcuni degli aspetti che maggiormente coinvolgono i giovani nel mondo del lavoro: una flessibilità che spesso si traduce in precarietà, la disoccupazione, la mercificazione del lavoro, i problemi della transizione dai percorsi formativi al mondo del lavoro. Assieme a queste difficoltà che i giovani vivono, la realtà offre grandi opportunità, per sfruttare le quali occorre operare un significativo mutamento di mentalità che metta al centro la responsabilità personale, affinché il giovane sappia fuggire dall’apatia per rendersi costruttore del proprio futuro, affinché sappia guardare con speranza il domani divenendo capace di comprendere i cambiamenti e di viverli come occasione di crescita. Per questo occorre ripensare il ruolo dei luoghi di formazione, come la scuola e le università, e riscoprire l’insostituibile valenza educativa della famiglie. Il mondo del lavoro, con i suoi mutamenti, non deve essere visto e vissuto come una maledizione ma come la possibilità di orientare al bene comune, alla solidarietà, i nuovi fattori dell’economia globale. Per affrontare in questo modo la realtà bisogna ripartire dal significato del lavoro, lavoro che è espressione dell’interiorità umana, della capacità dell’uomo di partecipare della Creazione, e che, per questo, deve essere vissuto come una vocazione nella quale sviluppare i talenti che si sono ricevuti. Allo stesso tempo, come il magistero ha sempre ricordato, il lavoro non può essere idolatrato, perché il lavoro è per l’uomo non viceversa, e il giorno del riposo, la Domenica, serve non solamente a riprendere la forza ma pure a vivere la dimensione spirituale dell’esistenza. Ai problemi del mercato del lavoro, alle difficoltà che insorgono in particolare per i giovani, occorre rispondere attraverso la testimonianza della carità cristiana, attraverso l’opera dei singoli o dei sindacati, movimenti e associazioni che operano nel mondo del lavoro secondo un compiuto principio di sussidiarietà, affinché sia possibile far conoscere quello di cui i giovani, oggi, hanno più bisogno: la speranza.

I temi indicati da Papa Benedetto XVI e approfonditi nella relazione di Mons. Rylko sono stati al centro del dibattito del Forum, caratterizzato da un approccio multidisciplinare per poter affrontare tutti gli aspetti del lavoro e per poter confrontare le differenti esperienze che coinvolgono giovani. I lavori del Forum sono stati suddivisi in tre sessioni principali: I giovani e il mondo del lavoro oggi; Il significato del lavoro per la vita umana; Annunciare il “Vangelo del lavoro” oggi. Assieme alle relazioni principali che hanno fatto da filo conduttore nelle giornate del Forum, ed alle tavole rotonde che ne sono seguite, è stato importante lo scambio di esperienze tra i giovani che hanno raccontato le situazioni che vivono, dando una visione globale e concreta del mondo del lavoro. Inoltre i partecipanti si sono suddivisi in gruppi, in base a criteri linguistici, in cui hanno approfondito i temi delle sessioni per poi elaborare dei contributi utili al proseguimento del Forum.

La prima sessione, che aveva come scopo quello di delineare gli aspetti del mercato del lavoro nella globalizzazione, è stata contraddistinta dalle relazioni del prof. Giancarlo Rovati, docente di Sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, su “Le trasformazioni del mondo del lavoro nell’era della globalizzazione” e del prof. Michele Tiraboschi, docente di Diritto del Lavoro presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, su “Mobilità, precarietà e disoccupazione”. Nel suo intervento, il prof. Rovati ha descritto il processo di globalizzazione, caratterizzato dalle trasformazioni del tempo e dello spazio, dall’emergere di una cultura della globalizzazione e di una classe media globale, dall’intensificarsi dell’interdipendenza globale e dei flussi migratori, un processo sul quale hanno inciso fattori geopolitici e innovazioni istituzionali, finanziarie e tecnologiche. L’intreccio tra i flussi migratori e le dinamiche demografiche sta cambiando la demografia dei paesi con ripercussioni profonde sui sistemi sui mercati del lavoro e sui sistemi di welfare. In questo scenario si inserisce il tema dell’occupazione giovanile che, almeno nei paesi industrializzati, è caratterizzata da alcune criticità come il problematico ingresso nel mondo del lavoro, con particolare riguardo per quei soggetti ritenuti maggiormente a rischio – giovani privi di un’adeguata formazione, disoccupati di lungo periodo, nuovi immigrati e immigrati di seconda generazione. Per rispondere a queste difficoltà i vari paesi stanno cercando di approntare politiche volte a facilitare il passaggio dalla formazione al lavoro, a promuovere l’imprenditorialità giovanile, a garantire un reddito senza disincentivare al lavoro, a promuovere la formazione. In un contesto globalizzato nel quale il lavoro non è più di stampo fordista ma si delinea come un “percorso” tra le attività e le forme di lavoro, appare centrale il ruolo della formazione e dell’educazione; infatti assieme a strumenti che diano un supporto nel percorso lavorativo. Quello che occorre riscoprire è il senso del lavoro, attraverso il quale l’uomo può umanizzare la realtà ed allo stesso tempo si adegua ad essa, poiché nel rapporto con la realtà la persona cambia il mondo che la circonda. Sarebbe riduttivo non considerare che esiste una fatica nel lavoro non determinata dal lavoro in sé, ma dalla difficoltà a viverne il significato. Da questo emerge la peculiarità della tradizione ebraico-cristiana per la quale il lavoro deve essere orientato al bene comune, al bene delle persone e della persona.

La relazione del prof. Tiraboschi ha messo in evidenza il nodo cruciale del passaggio dai percorsi formativi al mondo del lavoro e le difficoltà che i giovani incontrano in questa fase della loro vita. A fronte di una situazione inevitabilmente complessa ed eterogenea – basti pensare allo sfruttamento del lavoro minorile o ai flussi migratori che caratterizzano i paesi in via di sviluppo, e le difficoltà a reperire manodopera per lavori di bassa professionalità nei Paesi occidentali – vi sono delle criticità che possono essere evidenziate quali la disoccupazione giovanile e il tardivo inserimento nel mondo del lavoro. I fattori che sono alla base delle difficoltà che numerosi giovani incontrano sono molteplici – fattori demografici, sociali, economici, culturali –, non riconducibili solamente al quadro normativo, né risolvibili solamente attraverso l’opera legislativa. In questo contesto emerge l’importanza della transizione dai percorsi educativi all’inserimento nel mondo del lavoro, un momento nel quale il giovane spesso non è aiutato ma è lasciato solo. Molte delle politiche governative sono orientate a superare queste difficoltà mediante un maggior raccordo tra le istituzioni che si dedicano alla formazione e le imprese, attraverso contratti a contenuto formativo che facilitino l’inserimento, attraverso l’investimento nel capitale umano e la valorizzazione dei talenti. Nessun tipo di politiche pubbliche, di interventi statali, di riferimenti normativi, può sostituire il ruolo fondamentale delle famiglia, perché è la famiglia il primo luogo dell’educazione del giovane, quello in cui riceve i valori di riferimento, in cui è sostenuto nella speranza, in cui impara a diventare uomo. Infatti prima di ogni intervento esterno, è l’impegno personale, la capacità di fare delle scelte e di assumersene la responsabilità, che aiuta a superare le inevitabili difficoltà che si incontreranno, imparando a sfruttare le opportunità che la realtà offre.

La seconda sessione Il significato del lavoro per la vita umana ha sviluppato i temi dell’educazione e della responsabilità personale che erano stati introdotti nella prima sessione di lavoro. La relazione principale è stata del prof. Micheal J. Naughton, docente si Studi cattolici e Teologia presso la University of St. Thomas di Saint Paul negli Stati Uniti, dal titolo “Il lavoro come vocazione: la tradizione sociale cattolica 25 anni dopo la Laborem exercens”. Il prof. Naughton ha enfatizzato la dimensione soggettiva del lavoro, valida per ogni persona indipendentemente dall’attività svolta, che attiene al significato del lavoro. Vi sono vari modi in cui si può viverre il proprio lavoro. In uno, il lavoro può essere visto come qualcosa attraverso cui guadagnarsi il necessario per vivere e per soddisfare bisogni e desideri, diventando un mezzo attraverso il quale realizzare “altro”, ed in questa prospettiva è considerato soprattutto per il suo valore economico. Oppure il lavoro può essere vissuto come carrierismo, desiderio di autorealizzazione, raggiungimento di obiettivi personali in cui il “fare” ha peso superiore all’“essere”. Queste due posizioni estremizzano due aspetti naturali, come la necessità di un guadagno (possibilmente dignitoso) o il desiderio di realizzare se stessi attraverso la propria professione. Ma quello che tralasciano è la dimensione spirituale, che li ricomprende ed allo stesso tempo li supera. Perché vi è anche un modo in cui il lavoro viene vissuto come vocazione, ossia esercitando i propri talenti per un crescita integrale di se stessi e per il bene comune. Quello che troppo spesso accade è vivere la vita in compartimenti stagni, mentre ciò che emerge è l’unità tra le dimensioni della vita – dal lavoro, alla famiglia, all’impegno sociale, ecc. – che permette di valorizzare appieno la dimensione dell’ “essere” in quello che si fa.

Alla sessione finale su Annunciare il “Vangelo del lavoro” oggi ha partecipato Mons. Gregor Maria Hanke osb, Vescovo di Eichstätt in Germania, che ha presentato una relazione su “Ora et labora: unificare vita professionale e vita cristiana”. Nella sua meditazione il vescovo ha trattato il modo di vita benedettina e ha spiegato che la regola benedettina ha saputo unire il lavoro alla vita contemplativa, in una unità in cui tutto richiama al significato dell’esistenza, e che, in questa prospettiva, il lavoro viene riconosciuto come continuazione dell’opera creatrice di Dio. Nella stessa mattinata c’è stata una tavola rotonda dal titolo Testimonianza cristiana nell’ambito del lavoro, alla quale ha partecipato, tra gli altri, Savino Pezzotta ex segretario generale delle CISL, in cui ha parlato della sua esperienza di cristiano nel mondo sindacale. La sintesi finale del Forum, che si è concluso con la celebrazione eucaristica della domenica delle Palme in San Pietro, è stata fatta da Mons. Rylko, il quale ha invitato i partecipanti a riportare nelleloro realtà quello che hanno vissuto, ad aiutare a costruire una pastorale del lavoro là dove ancora non esiste, ad approfondire la dottrina sociale, a mettere in “rete” le loro esperienze. Per essere testimoni della speranza anche nel mondo del lavoro, occorre avere un “forte identità”, vivere l’unità tra fede e vita che permetta di superare i momenti di difficoltà personali ed essere di aiuto agli altri. Allo stesso tempo non si può rimanere inermi di fronte alle ingiustizie che segnano il mondo del lavoro, in realtà in cui i diritti umani e del lavoratore vengono misconosciuti è compito del cristiano, sia come singolo che in forme organizzate (sindacati, associazioni), impegnarsi attivamente nella costruzione di una società più giusta ed umana. Gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa – tra cui: il lavoro come atto della persona, il lavoro come diritto e dovere della persona, la dimensione sociale del lavoro, il lavoro come principale fattore di produzione, la dignità della persona come fondamento dei diritti, la partecipazione ai frutti del proprio lavoro – sono lo strumento principale di sostegno per quanti desiderano agire nella vita della comunità per orientarla al bene comune e portare nel mondo la speranza.

Le parole che più sono state pronunciate durante il Forum, sia da parte dei relatori che dei partecipanti sono state: responsabilità, educazione, cambiamento di mentalità. Dalle giornate di lavoro, emerge che il primo modo per affrontare il mondo del lavoro non risiede in un’opera di ingegneria sociale ma in una riposta personale caratterizzata dalla responsabilità e da un approccio culturale che sa vedere, prima delle difficoltà, le opportunità che la realtà offre. Così l’educazione e la formazione sono aspetti fondamentali sia nell’apprendimento delle nozioni utili per svolgere la propria attività lavorativa che, soprattutto, per essere introdotti a quei valori di riferimento necessari per la crescita personale. L’enfasi posta all’educazione, alla cultura, alla responsabilità individuale, non tralascia certo l’importanza degli aspetti economici e sociali, ma li inserisce in un processo di rinnovamento della vita sociale che inizia dal cambiamento della persona. Le testimonianze dei giovani provenienti da tutto il mondo – in particolare dei giovani provenienti dai paesi in via di sviluppo che vivono situazione drammatiche (non solo per le condizioni di lavoro) – hanno fatto emergere le difficoltà che i giovani vivono, ma allo stesso tempo hanno dato un forte segno di speranza attraverso la descrizione di esperienze segnate dal desiderio di trovare il significato della vita nell’attività professionale, un significato che abbraccia tutte le dimensioni della vita.

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