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Lavoro e famiglia, due vocazioni non separabili

in Avvenire

Un sistema educativo libero, pluralista, fondato sul merito, legato alla realtà produttiva e che valorizzi la ricerca; accompagnare i benefici della flessibilità con adeguati ammortizzatori sociali; provvedimenti che facilitino la mobilità territoriale e l’accesso al credito; un patto generazionale per il welfare state; agevolazioni fiscali per le famiglie; sostegno alle giovani coppie; conciliazione dei tempi del lavoro e della famiglia: sono queste alcune delle richieste emerse dall’Assemblea Nazionale dei giovani del Movimento Cristiano Lavoratori, dedicata al tema “Lavoro e Famiglia, sfida per una generazione”, che si è svolta a Roma il 6 e 7 luglio, e che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del cardinale Camillo Ruini e del prof. Michele Tiraboschi, Vice Presidente della Fondazione Marco Biagi.

Affrontare “lavoro” e “famiglia” con speranza, con uno sguardo positivo sulla realtà, è la sfida che i giovani hanno voluto lanciare. Il cardinale Ruini ha ricordato che “questo futuro che cambia è un futuro aperto e orientabile: non dobbiamo pensare che il futuro sia predeterminato”. Non si tratta di disegnare un sistema sociale perfetto, ma di vivere con senso di responsabilità il presente. Il prof. Tiraboschi ha invitato a “non attendere, a non rinviare scelte e responsabilità, sia individuali che sociali, perché l’infelicità di domani è figlia delle scelte di oggi”.

Un maggiore senso di responsabilità dovrebbe coinvolgere pure il dibattito sociale e politico che sembra caratterizzato da una sterile contrapposizione ideologica lontana dai veri problemi della gente. Ad esempio, il dibattito sul lavoro si esaurisce su quanto e cosa sopprimere della legge Biagi, mentre sulla famiglia ci si attarda a disquisire su quali forme può assumere. Allo stesso modo una politica ormai stantia tratta i giovani come bacino elettorale ma, non ascoltandoli, non riesce a dare loro le risposte che attendono.

Riducendo il lavoro a una questione sociale ci si è dimenticati che nel lavoro un giovane impara a conoscere se stesso, a sviluppare i suoi talenti. Così la disoccupazione è un vero e proprio dramma personale e, assieme al lavoro nero, rappresenta la prima forma di precarietà. Bisogna avere il coraggio di guardare in faccia i cambiamenti globali e sfruttare la flessibilità come opportunità per diminuire la disoccupazione (come i dati testimoniano) ed estendere le tutele. La formazione durante tutto l’arco della vita non può essere solo uno slogan ma deve impegnare sia le istituzioni pubbliche che il mondo produttivo in uno sforzo che valorizzi i talenti.

Oggi si fa sempre più serrato il dibattito per ridefinire il nostro sistema di welfare. Forse non è stata posta abbastanza attenzione al rischio di mettere artificiosamente l’una contro l’altra le generazioni. Rinsaldare la coesione sociale e promuovere il bene della comunità dovrebbero essere gli obiettivi del legislatore e delle parti sociali, attraverso un patto generazionale che valorizzi fino in fondo la solidarietà tra figli, padri e nonni. Anche il cardinal Ruini ha affermato: “l’idea base della solidarietà fra generazioni è molto importante e in qualche modo è al centro, o almeno dovrebbe essere al centro, dell’attenzione della vita pubblica, politica, economica, culturale: perché soltanto se c’è una vera solidarietà fra generazioni, il Paese e l’umanità intera hanno un futuro”.

La famiglia è il luogo in cui si manifesta la vita affettiva, che rende possibile quel “per sempre” che è il tratto distintivo dell’amore. Svolge un insostituibile ruolo educativo mentre nella solidarietà dei suoi vincoli si realizza la prima forma di welfare. Sorprende, quindi, la mancanza di adeguate politiche che sostengano il desiderio delle giovani coppie di costruire una vita insieme. Come stupisce che il costante richiamo al declino demografico non sia accompagnato da forme d’aiuto per la natalità. Le agevolazioni fiscali, l’accesso al credito, una politica abitativa seria, la possibilità di conciliare i tempi di lavoro con quelli della famiglia sfruttando le forme contrattuali della legge Biagi, sono sforzi che dovrebbero coinvolgere tutti.

“Lavoro” e “famiglia” sono dimensioni vocazionali della persona, sono intimamente legate, l’una sorregge l’altra, e come tali devono essere affrontate. Non ci possono essere riforme o provvedimenti politici che affrontino separatamente questi due grandi temi. Perché la persona è unica. È la stessa sia che lavori, che si diverta, che studi o che viva la vita di coppia. Una persona che vive svariati ambiti ed ha molteplici esigenze, non può essere vivisezionata. La questione non è fare operazioni di ingegneria sociale per risolvere tutti i problemi del mondo, ma di mettere al centro la persona. Perché in gioco non c’è un punto percentuale di PIL ma il presente e il futuro dei giovani.

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