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Persona e sussidiarietà, le chiavi della Biagi

in Avvenire

Nella legge Biagi sono molti i punti di contatto con la dottrina sociale, a partire dall’aspetto più importante: la medesima visione della persona. La legge Biagi coglie l’invito del magistero a guardare la persona nella sua interezza, a non considerarla tanto o solo per quello che produce ma per il desiderio di realizzare se stessa e di rispondere alla propria vocazione. L’attenzione alla dimensione soggettiva del lavoro si ritrova in tutto il corpo della legge, in particolare quando, negli articoli di apertura, definisce il lavoratore “qualsiasi persona che lavora o che è in cerca di un lavoro”, mettendo così al centro del mercato e delle politiche del lavoro la persona e non solo chi già ha un lavoro.

Dagli strumenti approntati per favorire l’aumento dell’occupazione emerge una preoccupazione che va oltre la necessità di migliorare le statistiche, conscia della drammaticità della mancanza di lavoro. Assieme alle politiche passive vengono enfatizzate le politiche attive del lavoro che hanno il pregio di affrontare il problema della disoccupazione partendo dalla persona, dalle sue aspirazioni ma anche dalle sue responsabilità per renderla protagonista della vita sociale.

La ratio che ispira le diverse tipologie contrattuali è una maggiore inclusione affinché i soggetti deboli (giovani, disabili, donne, lavoratori da reinserire) e quelli esclusi possano partecipare al mercato del lavoro. Allo stesso tempo sono un modo per estendere le tutele a chi ne è privo, come i lavoratori in nero, in una logica di superamento dello sfruttamento. La possibilità di prevedere diversi gradi di intensità del rapporto di lavoro da una parte favorisce la conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro, dall’altra può evitare di mettere le persone (quasi sempre donne) nella drastica condizione di dover scegliere tra la vita familiare e il lavoro. La riforma dedica uno sguardo particolare ai giovani, prevedendo contratti che aiutino il loro inserimento nel mondo del lavoro e che permettano di tratteggiare significativi percorsi formativi.

La legge Biagi sviluppa, nell’ambito che le è proprio, uno dei principi cardine della dottrina sociale ossia il principio di sussidiarietà. I servizi nel mercato del lavoro (placement, orientamento, riqualificazioni) sono affidati pure a soggetti privati, possono essere anche espressioni dell’associazionismo, affinché la società civile diventi protagonista nel mercato del lavoro assumendosi, assieme allo stato, l’onere di aiutare i lavoratori. Questo approccio delinea un modello di relazioni industriali in grado di superare la conflittualità per impostare un modello di tipo collaborativo orientato al bene comune.

La riforma del mercato del lavoro prevede, quindi, degli strumenti progettati per favorire la partecipazione, tra cui gli enti bilaterali visti quali sedi del dialogo e della cooperazione tra i fattori della produzione, per estendere le tutele, per contrastare le numerose forme di sfruttamento, per realizzare una compiuta solidarietà, per valorizzare il contributo di ciascuno. Infatti, è nella centralità della persona, nella consapevolezza che il lavoro procede dalla persona e alla persona è ordinato e finalizzato, come la dottrina sociale insegna, che va ricercata la chiave di lettura della legge Biagi.

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