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La questione ucraina

In Traguardi Sociali

Holodomor è una parola ucraina che significa “infliggere la morte attraverso la fame” ed è il termine usato per indicare il genocidio del popolo ucraino agli inizi degli anni 30. Tra il 1932 e il 1933 sull’Ucraina, il granaio del mondo, si abbatté una carestia che uccise 7 milioni di persone. Una carestia pianificata dal potere sovietico ed utilizzata come mezzo per lo sterminio deliberato di un popolo: la fame come nuova arma di distruzione di massa. Un’altra tragica storia della violenza delle ideologie assassine e un’altra triste storia di occultamento delle vicende storiche.

Le radici di questa tragedia risalgono alla pianificazione centralizzata dell’economia sovietica introdotta da Stalin nel 1929, che aveva come cardini la creazione forzata di un’industria pesante e la collettivizzazione dell’agricoltura. Il primo luogo in cui applicare i nuovi principi economici sull’agricoltura era l’Ucraina, quell’immenso granario che si trova nel cuore dell’Europa.

In Ucraina era presente, dalle riforme di inizio secolo della Russia imperiale, la figura del kulak, contadini che erano piccoli o piccolissimi proprietari, identificati dalla ideologia sovietica come nemici del popolo e contro i quali si scatenò la lotta di classe conosciuta come dekulakizzazione.

Agli assassinii ed alla deportazione dei kulaki, da allora un termine dispregiativo utilizzato nel gergo comunista, e dei contadini, si sommarono l’attacco alla cultura e alla fede ucraine, la collettivizzazione delle terre, la requisizione dei generi alimentari. In breve, sotto la supervisione del futuro ministro degli esteri Molotov, attraverso una serie di durissimi provvedimenti fu pianificata una terribile carestia volta allo sterminio di un popolo che non si allineava alla nuova politica sovietica.

All’eliminazione fisica, come avviene nei regimi totalitari, si affiancò l’occultamento degli eventi, la cancellazione della memoria, per impedire che venisse alla luce la vera natura dell’aberrazione comunista. Solo nel tempo la disinformatia sovietica, anche grazie alle pubblicazioni clandestine dei dissidenti (samizdat), ha ceduto il passo alla verità storica facendo conoscere al mondo la portata del tragico destino degli ucraini. Oggi molti stati riconoscono il genocidio della popolazione ucraina e il parlamento europeo riconosce l’holomodor come crimine contro l’umanità. Anche presso il parlamento italiano giace dal 2004 una risoluzione per il riconoscimento dell’olocausto del popolo ucraino, un riconoscimento che la numerosa comunità ucraina in Italia chiede come semplice gesto di verità storica. Non è certo possibile lenire i dolori, ripare gli scempi perpetrati, ma è possibile rendere un atto di giustizia alle vittime di tanta efferata violenza, ricordando il loro nome, facendo diventare la loro sofferenza patrimonio delle nostre comunità. Ed è certamente possibile preservarle dall’ultimo sfregio, lo sfregio dell’oblio.

Al popolo ucraino e a quanti sono vittime della ferocia sono dedicate le commoventi parole di Giovanni Paolo II nel 70° anniversario del holodomor: “La doverosa memoria del passato acquista, infine, una valenza che travalica i confini di una nazione, raggiungendo gli altri popoli, che sono stati vittime di eventi ugualmente funesti e possono trarre conforto dalla condivisione. Sono questi i sentimenti che il 70° anniversario delle tristi vicende dell’holodomor ispira al mio animo: milioni di persone hanno subito una morte atroce per la nefasta efficacia di un’ideologia che, lungo tutto il XX secolo, ha causato sofferenze e lutti in molte parti del mondo. .. Si trattò di un disumano disegno attuato con fredda determinazione dai detentori del potere in quell’epoca… Come non pensare, a questo proposito, alla distruzione di tante famiglie, al dolore degli innumerevoli orfani, al dissesto dell’intera compagine sociale? Mentre mi sento vicino a quanti hanno patito per le conseguenze del triste dramma del 1933, desidero riaffermare la necessità di far memoria di quei fatti, per poter ripetere insieme, ancora una volta: Mai più! La consapevolezza delle aberrazioni passate si traduce in un costante stimolo a costruire un avvenire più a misura dell’uomo, contrastando ogni ideologia che profani la vita, la dignità, le giuste aspirazioni della persona”.

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