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La tirannia dell’uomo buono

in Piùvoce.net

Una volta mi è stato detto che gli uomini si dividono in due: da una parte ci sono i buoni, dall’altra i santi e i peccatori. I primi credono di bastare a se stessi, mentre i secondi, riconoscendo la propria fragilità, sanno di aver bisogno di qualcosa al di fuori di loro che li possa compiere. In questa differenza si insinua il buonismo, l’ideologia dell’uomo buono. Se non è una novità, ma una costante della storia umana, affermare la propria bontà, il proprio senso di giustizia come misura ultima della realtà – una tentazione che, a partire dalla vita privata, ciascuno di noi ha – la particolarità del buonismo consiste nell’aver avvolto il mondo nella coltre del sentimentalismo e dell’emozionalità. Tra i flutti dei sentimenti e delle emozioni, non è più possibile esprimere un giudizio su quello che accade, la verità diventa una parola inutile e il dialogo diventa sterile. Così il buonismo si presenta come un pensiero soft, di un potere soft, che dà vita a politiche soft. Ma questa delicatezza è solo apparente perché, nella realtà, il buonismo, come tutte le ideologie, è intimamente violento. La violenza che si scaglia contro quanti non si conformano al suo pensiero, o peggio che hanno l’ardire di vivere e testimoniare valori differenti. In Italia è significativo l’esempio del dibattito pubblico su temi riguardanti la vita e la famiglia, dove, in ossequio ad una fraintesa libertà di pensiero, alcuni non avrebbero neppure il diritto di esprimersi. La conseguenza più preoccupante di un simile atteggiamento è il riduzionismo (anche questo tipico delle ideologie) dell’umano. Il benessere ha sostituito la felicità ed è diventato il supremo giudice della nostra vita e della sua “qualità”. Il dolore, con la sua inesauribile domanda di significato e di amore, è stato censurato. L’amore è stato rimpiazzato dell’emozione estemporanea, perdendo così quel desiderio di “per sempre” che ne è a fondamento. La bellezza del creato non è più un dono da ammirare e rispettare ma un nuovo dio da idolatrare. E i buoni sentimenti hanno sostituito il bene. Alla fine, i buoni sentimenti non sono altro che un modo delicato per chiamare l’indifferenza, per evitare la fatica e la sofferenza della condivisione che il bene richiede. Ma assieme alla fatica e alla sofferenza si perdono anche la gioia e lo stupore per la vita, la bellezza della propria umanità. Nessuna ideologia, nessuna filosofia, nessun sistema politico può imporre il bene, per il semplice fatto che il bene non è un insieme di precetti né una dottrina da scoprire, è l’incontro con qualcosa o con qualcuno che compie il desiderio di bene di ciascun uomo. Così, contro la tirannia dell’uomo buono non rimane che la libertà dei santi e dei peccatori.

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