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Aggiornati la legge Biagi e l’arbitrato

in La Voce del Popolo

Con la legge n.183 dello scorso 4 novembre, il cosiddetto “collegato lavoro”, sono state introdotte delle importanti aggiornamenti  alla legge Biagi e al diritto del lavoro alla luce dell’esperienza degli ultimi anni. Pur non entrando nello specifico del testo legislativo, si vogliono sottolineare alcuni aspetti che fanno emerge la filosofia che ispira il provvedimento e, più in generale, che ispira la riforma del lavoro. Gli aspetti di maggior rilevanza fanno riferimento da una parte alla possibilità di un ampliamento della platea degli operatori dei servizi al lavoro, dall’altra la riforma del sistema di conciliazione, decadenze e arbitrato. Il primo aspetto sostanzialmente è volto a colmare un vuoto legislativo laddove le regioni non sono intervenute, come da loro competenza, in materia di intermediazione, smarrendo così di fatto alcune delle maggiori innovazioni introdotte dalla legge Biagi. Il secondo aspetto – che ha avuto, in tema di giustizia del lavoro una vasta eco politica come ha sottolineato l’intervento del Presidente della Repubblica Napolitano – è volto a fornire maggiori garanzie e certezze sia ai lavoratori che ai datori di lavoro nella risoluzioni delle liti.

Dal “collegato lavoro” emerge una visione del mercato del lavoro in cui siano presenti una pluralità di soggetti che operino al suo interno. Si vuole qui sottolineare, in particolare, come importante sia la possibilità per i sindacati e le associazioni di essere dei soggetti attivi del mercato del lavoro, non solo per il ruolo che concretamente possono svolgere ma soprattutto per la loro rilevanza sociale. Questa possibilità, già contenuta nella legge Biagi ed oggi rafforzata, è un punto particolarmente importante perché supera una la semplice dicotomia pubblico-privato, per introdurre dei soggetti, il terzo settore, che rispondono a logiche diverse da quelle dei soggetti pubblici o profit e che da essi hanno una diversa ispirazione. In passato questa aspetto è stato sottovalutato, se non direttamente osteggiato, eppure rimane un fattore di concreta speranza n un momento di profonda crisi economica come quello che stiamo vivendo perché dà la possibilità alla società stessa di rispondere alle proprie responsabilità e di essere un fattore di crescita per la persona e per il paese.

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