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Applicazione del principio di sussidiarietà: una prima risposta ai problemi del nostro tempo

In Fondazione Italiana Europa Popolare

22 milioni e 498 mila, 3 milioni e 127 mila, 667 mila: questi i numeri principali del lavoro in Italia, secondo l’ultimo calcolo dell’ISTAT che si riferisce ai dati del mese di Agosto. 22 milioni e 498 mila sono gli occupati, 3 milioni e 127 mila sono i disoccupati e 667 mila sono i giovani in cerca di lavoro. Il tasso di occupazione è pari al 55,8% (invariato rispetto allo scorso anno); il tasso di disoccupazione è al 12,2% (1,5% in più rispetto l’anno precedente); l’11,1% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è in cerca di lavoro, mentre il tasso il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 40,1% (5,5% in più rispetto lo scorso anno). Ai dati dell’ISTAT si aggiungono quelli del Rapporto Svimez 2013 (uscito in questi giorni), che evidenzia la drammatica situazione del Mezzogiorno in cui il tasso di disoccupazione nel 2012 è stato pari al 17%, in cui nel primo trimestre 2013 gli occupati (per la prima volta dal 1977) sono scesi sotto la soglia dei 6 milioni, in cui il tasso di disoccupazione tra gli under 35 è del 28,5%. A queste fotografie dell’Italia che lavora (o che non lavora) si sovrappongono quelle del CNEL che nel Rapporto sul mercato del lavoro 2012-2013 ha messo in particolare evidenza il problema dei NEET (giovani tra i 19 e i 35 anni che non studiano, non lavorano, non cercano lavoro) che nel nostro Paese sono pari al 23,9% (35% nel Mezzogiorno), ossia 2 milioni e 250 mila, il peggior dato dell’UE. Nella consapevolezza della drammaticità di questa situazione, il Presidente della Repubblica in occasione della presentazione del Rapporto Svimez 2013 ha affermato che “preoccupazione crescente, più di ogni altro dato, suscita l’opprimente carenza di opportunità di lavoro e di prospettive per il futuro che suscita in molti giovani sfiducia se non rinuncia o li spinge a cercare faticosamente fuori del Mezzogiorno e dell’Italia occasioni di lavoro in cui investire le loro potenzialità”. Le parole del Capo dello Stato mettono in risalto alcuni degli aspetti più drammatici di questa situazione, ossia lo spreco della ricchezza umana e lavorativa di tantissimi giovani, la mancanza di prospettive per il futuro, la necessità di dover emigrare per cercare di far emergere le proprie potenzialità.

Per far fronte a tutto questo occorre l’impegno dell’intera comunità. L’Unione Europea con la Youth Guarantee ha destinato al nostro paese per il prossimo anno una cifra compresa tra i 400 e i 600 milioni di euro per favorire i percorsi di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, fondi che il governo (proprio in questi giorni) si sta attrezzando ad utilizzare. Il governo stesso ha previsto degli incentivi per l’assunzione dei giovani ed ha approntato il progetto NEET che mette a disposizione dei giovani NEET del Mezzogiorno 3 mila tirocini in aziende che hanno aderito all’iniziativa. È importante sottolineare che, ad oggi, si sono fatte avanti 19 mila persone per poter usufruire di questa opportunità, un dato che rende evidente la voglia dei giovani di partecipare al mondo del lavoro. Allo stesso tempo a livello regionale si registra l’importante innovazione della “nuova dote lavoro” della Lombardia che lega la libertà della persona di scegliere un ente che lo possa aiutare ad inserirsi o reinserirsi nel mondo del lavoro con la capacità dell’ente di finalizzare la formazione all’assunzione. Un’importante innovazione nell’ambito delle politiche attive, che sta prendendo in considerazione anche il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, perché unisce la formazione all’effettivo inserimento lavorativo, disegnando così dei percorsi virtuosi di ingresso nel mondo del lavoro. Assieme alle istituzioni è importante segnalare le attività svolte dai soggetti privati, come le agenzie del lavoro, che danno un contributo importantissimo nella gestione del mercato del lavoro.

Questo però non basta. La crisi economica ha reso evidente come la dicotomia Stato-Mercato non sia in grado né di far fronte alle esigenze delle persone né di rispondere in modo efficace alle varie situazioni di difficoltà. Il momento che stiamo attraversando è così drammatico, come i numeri del mercato del lavoro prima citati testimoniano, che non è possibile superarlo se non mettendo in campo tutte le (molte) risorse di cui la società civile dispone. È nell’applicazione del principio di sussidiarietà che si rende possibile una prima risposta efficace ai problemi del nostro tempo. Il principio di sussidiarietà permette non solo di valorizzare ogni contributo che nasce all’interno della società, ma anche di non ridurre la persona ad un bisogno (come lo statalismo tende a fare) né di ridurre la persona all’individuo (nella più classica delle versioni liberiste). Non è possibile aiutare il lavoratore, il padre di famiglia, la giovane madre, il disoccupato, l’esodato, il giovane in cerca di prima occupazione, il precario, se non si parte dalla persona. Papa Francesco, insieme ai tanti importanti e begli insegnamenti sul lavoro presenti nel suo magistero, ripete sempre che è necessario raggiungere le persone nelle periferie dell’esistenza. Per far questo occorre, come il Papa sottolinea, essere vicini alle persone, farsi loro compagnia. Raggiungere le persone dove esse vivono e stare loro vicino condividendone la vita sono due vere e proprie indicazioni operative che tracciano un cammino per il bene comune. La prossimità e la condivisione sono tra i motivi di fondo che hanno dato vita a ProntoLavoro MCL. ProntoLavoro MCL è un’esperienza che nasce all’interno del Movimento Cristiano Lavoratori, in particolare tra i sui giovani, ed ha come scopo quello di aiutare le persone ad inserirsi o a reinserirsi all’interno del mondo del lavoro, attraverso servizi specializzati di informazione, di formazione e in alcuni casi di intermediazione. La scommessa è quella di fare dell’ascolto e della condivisione la prima risorsa per includere nel mondo del lavoro persone che, per circostanze o per scoraggiamento, ne sono rimaste escluse. Il punto fondamentale è quello di mettere al centro la storia della persona, anzi l’intreccio di storie, e non di focalizzarsi solamente sui bisogni o sui problemi. Si tratta di permettere a tutti di dare il proprio originale contributo alla comunità, di essere pienamente protagonisti della vita sociale. Non a caso il Movimento Cristiano Lavoratori ha voluto indicare nel suo percorso congressuale il lavoro come primo fattore della ripresa, poiché il lavoro è al centro di un’economia al servizio dell’uomo, di un’economia che non lo riduca ad una mera risorsa produttiva. In gioco non c’è qualche punto di PIL, non c’è lo spread né il debito pubblico, ma la vita vera della persona, la cui unicità, irripetibilità e ricchezza è alla base del bene comune.

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