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La speranza non è un concetto astratto ma si incarna nella vita delle persone

In Fondazione Italiana Europa Popolare

In un Paese in cui il tasso di occupazione è pari al 55,8%, in cui la disoccupazione giovanile è impennata al 40,1%, nel Paese in cui ci sono due milioni di NEET e che è afflitto da una crisi economica che sembra non aver fine e dall’instabilità politica, c’è qualche segno di speranza? Oggi dove possiamo gettare lo sguardo per ricostruire il futuro? È in corso un importante dibattito sul mondo del lavoro e su come riformare le regole che lo governano, su come far ripartire il sistema economico affinché vi sia una crescita duratura capace di creare buona occupazione, su come affrontare la riforma necessaria del nostro sistema di welfare. Ma basta della buona politica per uscire da questa situazione? Dobbiamo attendere sempre un intervento esterno che sia in grado di risollevarci? Oppure possiamo già oggi, in mezzo a tutto quesito marasma, guardare dei segni di speranza?

La speranza non è un concetto astratto ma si incarna nella vita delle persone, ci sono storie capaci di raccontarla. Una di queste è la storia di Cinzia e di Moreno. Cinzia aveva iniziato a lavorare presso una struttura di Patronato e di CAF del Movimento Cristiano Lavoratori di Cinisello Balsamo (provincia di Milano). Lì è rimasta a lavorare per alcuni anni “imparando il mestiere” e partecipando alla vita del Movimento, fino a quando non ha deciso di aprire con il suo fidanzato un altro circolo in cui prestare i servizi di Patronato e di CAF. Con un somma di denaro che avevano risparmiato e con l’aiuto della famiglia e degli amici dell’MCL, sono riusciti a dar vita al circolo Sarca e ad iniziare la loro attività dando lavoro anche ad altre persone. Cinzia non rischiava di essere mandata via dal precedente luogo di lavoro, non aveva la necessità di cercare o creare un nuovo posto di lavoro, eppure ha sentito il bisogno, una volta che si è sentita abbastanza pronta da poter iniziare una propria attività, di rischiare del proprio e di investire sul lavoro. In questa storia sorprende molto incontrare dei giovani che hanno deciso di investire i propri risparmi per creare del lavoro e per creare del lavoro nell’ambito sociale. Si potrebbero sprecare infinite parole di retorica per un gesto come questo e, così facendo, ridurlo ad una storia edificante che ci fa star bene, ma che non interpella le nostre vite. Dei bravi ragazzi che fanno una cosa bella, passiamo oltre. Ma con la loro storia questo non è possibile perché la parte più sorprendente non è quello che hanno fatto, ma il motivo per cui l’hanno fatto, lo scopo che li lega e li fa andare avanti in mezzo alle quotidiane difficoltà del vivere. Lo scopo dello stare insieme è creare lavoro per se stessi e per i propri collaboratori affinché questi ultimi un giorno, una volta “imparato il mestiere”, possano decidere di mettersi in proprio e dar vita a un nuovo circolo con dei nuovi servizi, esattamente come hanno fatto Cinzia e Moreno. La miglior risposta alla crisi, allo scoraggiamento di tanti giovani che scivolano quasi senza accorgersene nel limbo del non far nulla che le statistiche etichettano come NEET, è il coraggio di accettare le sfide che si presentano, sfide che non solo Cinzia e Moreno hanno raccolto, ma anche altri loro amici nell’MCL. Le loro storie confutano da sole quanti pensano che il terzo settore non sia un valore sociale ed economico, a quanti ritengono che esista solo un certo tipo di economia e solamente alcune tipologie e rapporti di lavoro.

È la testimonianza della ricchezza del tessuto sociale del nostro Paese, una ricchezza che forse non è sfavillante e per questo sfugge allo sguardo di chi è disattento, ma che rappresenta il vero collante del nostro Paese. La sussidiarietà e la solidarietà non sono un discorso astratto, né il pallino di una qualche minoranza creativa, ma sono i pilastri sui quali fondare la rinascita del nostro Paese, come tante storie raccontano. Giovanni Paolo II parlando di San Benedetto e dei tempi che il santo si trovò a vivere disse una frase che sarebbe stata ripresa tante volte: “era necessario che l’eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, il quotidiano diventasse eroico”. Attraverso l’eroismo nel quotidiano e nella normalità, San Benedetto dalle macerie di una civiltà spezzata pose le fondamenta di una civiltà più grande di quella che si stava spegnendo e che nessuno avrebbe immaginato possibile.

La miglior risposta alla crisi antropologica, economica, politica e sociale che  stiamo attraversando si trova nella libertà del giorno dopo giorno. La storia di Cinzia e Moreno, così come quella di tanti loro giovani amici, sono il segno di una speranza concreta nella vita del Movimento Cristiano Lavoratori che nelle prossime settimane metterà il lavoro al centro del suo dibattito congressuale.

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