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Il lavoro è la grande sfida del nostro tempo

In Fondazione Italiana Europa Popolare

Il lavoro è la grande sfida del nostro tempo. Fino a poco tempo fa il dibattito si è concentrato su come migliorare le tutele per il lavoratore, sullo sviluppo delle relazioni industriali, sulle diverse tipologie contrattuali, oppure su come favorire la crescita economica, su come aumentare il PIL, su come ridurre la spesa pubblica. Oggi non basta più. Questi aspetti permangono perché ancora irrisolti e perché centrali, eppure la grande sfida che il nostro tempo, con tutte le sue crisi, pone al mondo del lavoro non può ridursi ad alcuni ambiti, ma necessita di essere affrontata nella sua totalità.

Questa novità è stata recepita e rilanciata durante il XII Congresso Nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori che si è concluso domenica scorsa a Roma, incentrato sul tema “Il lavoro primo fattore di ripresa. Realizzare le riforme per garantire democrazia e giustizia sociale”. Il tema stesso del Congresso mette in evidenza la centralità del lavoro, un concetto ribadito e sviluppato in tutta la sua portata dalla relazione del presidente Carlo Costalli. Proprio la relazione del presidente Costalli, tra tante altre cose, ha posto l’accento sul fatto che non sia più il lavoro il centro e il metro di giudizio delle politiche sociali ed economiche, ma che oggi si tenda a guardare altro, in particolare la finanza. Per andare avanti occorre ripartire da proposte concrete capaci di rimettere in gioco il lavoro, l’impresa, il terzo settore, le persone e tutti gli attori sociali ed economici: liberare il mercato del lavoro facendo del diritto uno strumento volto a promuovere il lavoro stesso; aumentare e migliorare la formazione; riflettere su un nuovo concetto di produttività che tenga conto del benessere della società e delle persone; proporre una cultura del lavoro che veda il lavoro come sussidiario alla persona e alla famiglia e che sia capace di affermare la democrazia economica; l’impegno per far crescere la cultura del merito; investire sul patrimonio artistico e sull’innovazione scientifica e tecnologica; valorizzare la maestria che ha reso celebre in tutto il mondo il made in Italy. Allo stesso tempo è necessario intraprendere un vero percorso di riforme che riesca a mettere al centro la persona, la famiglia e le comunità. Queste linee di indirizzo, insieme ad altre, sono state ribadite nella mozione finale che è stata approvata alla fine del Congresso, mozione alla quale si è aggiunto il contributo dei giovani MCL che hanno messo in risalto le particolari difficoltà che i giovani vivono rispetto al mondo del lavoro. Sia gli ospiti, come il cardinale Angelo Comastri, il ministro Angelino Alfano o il segretario della CISL Raffaele Bonanni, che i delegati hanno fortemente posto l’accento sulla centralità della persona, della famiglia e del lavoro.

Un Congresso di ampio respiro come quello che si è celebrato a Roma non è solo un importante momento interno di un Movimento, ma è pure l’occasione per offrire un contributo di riflessione a tutto il Paese. Non si tratta solamente di paragonarsi con delle proposte concrete e puntuali, ma anche di affrontare un ben più arduo confronto culturale. Si può parlare della centralità del lavoro, della sua importanza per la ripresa di tutta la società, perché al centro del lavoro c’è una persona, ossia un essere umano con tutta la sua rete di relazioni, una rete che si sviluppa a partire dalla famiglia fino a coinvolgere tutta la società e a dar vita a molteplici forme di comunità. La persona, la famiglia e le comunità (associazioni, movimenti, terzo settore, ecc…) sono sempre state sotto attacco, minacciate da più parti, ma oggi la minaccia riguarda il fondamento stesso dell’essere persona. Gli effetti di questa situazione si vedono in tutti i campi del vivere, in particolare nel lavoro. Se la persona viene meno, il lavoro rimane una ineluttabile fatica e da occasione in cui far fiorire la persona, diventa un momento di bruto asservimento. Così, mettere l’accento sull’importanza della formazione, sulla necessità che questa abbia un riscontro con la realtà, sulla necessità che la formazione sia lo strumento principale per inserire o reinserire le persone nel mondo del lavoro, significa guardare a quella capacità dell’uomo di scoprire se stesso, di sviluppare i propri talenti. Allo stesso tempo, una visione del lavoro incentrata sulla democrazia economica, su relazioni industriali collaborative, su una idea del diritto del lavoro come promotore di tutele e di sviluppo, una visione del lavoro che non tralascia ma parte dalle esigenze delle persone e delle famiglie, significa valorizzare la dimensione relazionale dell’uomo ed i buoni legami che da queste relazioni nascono. Del resto questi sono i fattori del successo e la vera fonte di ricchezza del nostro Paese. Per capirlo bisognerebbe non farsi distrarre dai numeri, dal PIL, dallo spread, ma concentrarsi su qualcosa di più tangibile e concreto: la bellezza. La bellezza delle opere d’arte, delle città, del paesaggio, la bellezza, la varietà e la bontà del cibo, testimoniano quale sia la visione di persona da cui trae origine la nostra società. Se oggi questa bellezza sembra volerci sfuggire di mano è perché facciamo sempre più fatica a riconoscere la centralità della persona.

Così, quanto è stato vissuto durante il Congresso MCL, pone delle domande che impegnano MCL per i prossimi a quattro anni e che possono essere un’importante occasione di confronto per quanti hanno a cuore il presente e il futuro del nostro Paese.

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