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Garanzia Giovani: un progetto europeo per rilanciare l’occupazione giovanile

In Fondazione Italiana Europa Popolare

Il tema di maggior attualità del mondo del lavoro è la Garanzia Giovani, il programma europeo volto a contrastare la disoccupazione giovanile. Il piano di attuazione italiano della Garanzia Giovani, che prevede un finanziamento da parte delle istituzioni europee di circa un miliardo e mezzo di euro, coinvolge i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Il piano di attuazione italiano è partito il 1° maggio e il 1° agosto il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato il XIII rapporto settimanale di monitoraggio che fotografa la situazione dopo i primi tre mesi.

I giovani che si sono registrati alla Garanzia Giovani sono 147.130 (84.980 nel sito nazionale e 62.150 nei portali regionali). Le regioni con il maggior numero di residenti registrati sono la Sicilia (26.736 pari al 18,2% del totale), la Campania (22.843 pari al 15,5% del totale) e il Lazio (10.598 pari al 7,2% del totale). I luoghi in cui la Garanzia Giovani fa più fatica a decollare sono la provincia autonoma di Bolzano (16 pari allo 0,0% del totale), la Val d’Aosta (205 pari allo 0,1% del totale) e il Molise (869 pari allo 0.6% del totale). Il 53% dei giovani registrati sono maschi, mentre il 51% dei giovani registrati hanno un’età compresa tra i 19 e i 24 anni, il 43% ha un’età compresa tra i 25 e i 29 anni e il 6% ha un’età compresa tra i 15 e i 18 anni. Il 21% dei giovani registrati è in possesso di una laurea, il 56% è diplomato e il 23% ha un titolo di studio pari alla terza media oppure inferiore. Anche se la Garanzia Giovani prevede che un giovane possa aderire a più di un programma regionale, il 90% dei giovani ha indicato una sola adesione.

È importante ricordare che un giovane può “aderire” anche ad una regione diversa da quella di residenza (adesione esterna): le adesioni interne sono state 141.251, mentre quelle esterne sono state 45.830 per un totale di adesioni pari a 187.081; la regione con il maggior numero di adesioni esterne è la Lombardia (6.539). I giovani “presi in carico” sono stati 25.653 di cui 12.728 hanno svolto il primo colloquio di orientamento: il 52% dei giovani “presi in carico” sono maschi, il 4% ha un’età compresa tra i 15 e i 18 anni, il 52% ha un’età compresa tra i 19 e i 24 anni, mentre il 44% ha un’età compresa tra i 25 e i 29 anni. Per il momento le opportunità di lavoro sono 7.473 per un totale di posti di lavoro pari a 10.862. Il 70% delle occasioni di lavoro sono al Nord, il 14% al Centro, il 15% al Sud e l’1% all’estero. Il 76% dei posti disponibili sono lavori a tempo determinato, l’11% sono lavori a tempo indeterminato, il 7% sono tirocini, il 3% sono contratti di collaborazione, il 2% sono contratti di apprendistato e l’1% sono lavori autonomi. Infine, il 3,35% dei giovani iscritti non sono italiani, di questi il 22,7% sono giovani dell’UE mentre il 77,3% provengono da paesi extra UE.

Questi sono i numeri della Garanzia Giovani, numeri che se non spiegano tutto, dicono molto sulla situazione attuale di questo programma europeo da tutti visto come un’importantissima opportunità per rilanciare l’occupazione giovanile.

Paragonare tout court la provincia autonoma di Bolzano alla Sicilia è fuorviante, ma il monitoraggio rivela alcuni aspetti cruciali. Il primo riguarda le iscrizioni dei giovani alla Garanzia Giovani: gli iscritti sono 147.130 a fronte di 1.289.000 di giovani disoccupati (19-29 anni) e di 2.200.000 NEET (15-29 anni) e di questi solo una minima parte (come si è visto) ha fatto il primo colloquio orientativo (i giovani hanno il diritto ad averne uno entro due mesi dall’iscrizione al portale).

Il secondo aspetto riguarda i posti di lavoro offerti (10.862) la maggior parte dei quali è una riproposizione di offerte già presenti nel mercato. Il terzo riguarda le tipologie contrattuali: l’incidenza dei tirocini e dei contratti di apprendistato (strumenti privilegiati per l’ingresso nel mondo del lavoro) è piuttosto scarsa, mentre la maggior parte dei lavori riguarda lavori interinali o a termine.

Senza dilungarci oltre, questi tre aspetti mettono in evidenza quanto la Garanzia Giovani sia ancora lontana dall’essere quel volano per l’occupazione giovanile da tutti auspicato. Se da una parte occorre guardare il positivo ossia che il progetto è iniziato da poco e che dietro i numeri, anche se non troppo soddisfacenti, vi sono delle persone, dall’altra occorre guardare in faccia la realtà ed agire affinché i prossimi monitoraggi rivelino situazioni differenti. La questione della disoccupazione e dell’esclusione (basti pensare ai NEET) non può essere affrontata solo da un punto di vista istituzionale. Le istituzioni sono fondamentali, Governo e Regioni svolgono, nel bene o nel male, un ruolo decisivo, ma non devono essere lasciate sole. La situazione in cui ci troviamo oggi, confermata anche dallo scarso numero di offerte di posti di lavoro nel portale della Garanzia Giovani è stata in gran parte generata da una cultura che crede che il lavoro si possa creare per decreto. Una conseguenza di questo atteggiamento è che non viene dato il giusto peso a chi il lavoro lo crea, ossia le imprese, a chi il lavoro cerca di intermediario, come le Agenzie per il lavoro, o a chi nel mercato del lavoro opera, come le numerose associazioni del terzo settore. Questo aspetto è piuttosto evidente per lo scarso coinvolgimento nella Garanzia Giovani di queste tre componenti fondamentali del mondo del lavoro e della società, anche se in quest’ultimo periodo qualcosa sembra che si stia muovendo.

La Garanzia Giovani sta mettendo in luce molte delle debolezze strutturali del nostro mercato del lavoro spesso celate dietro l’alibi della mancanza di risorse finanziare, un alibi che è stato stracciato dagli ingenti fondi messi a disposizione dalle istituzioni europee. I numeri dell’ultimo monitoraggio rivelano in modo chiaro che il successo di un programma come la Garanzia Giovani consiste nella capacità di coinvolgere tutti gli attori della comunità, a partire proprio dai giovani. È la sussidiarietà correttamente applicata il primo fattore di ripresa del lavoro.

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