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Il 4 ottobre “Accendi una luce in famiglia”

In Fondazione Italiana Europa Popolare
“Convenire [il 4 ottobre] a Roma in Piazza San Pietro, per sperimentare dalle ore 18.00 alle ore 19.30, come agli albori del Concilio Vaticano II, con il Santo Padre, quanto “é potente la preghiera”, con questo semplice invito ad un gioioso incontro di preghiera si apre l’Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Un inizio apparentemente scontato visto che si tratta della Chiesa Cattolica e apparentemente superfluo visto che non entra direttamente nei problemi. Invece, il Santo Padre richiama tutti noi (anche fisicamente) a fermarci nel marasma della vita per chiedere nel più familiare dei modi, quello del figlio che chiede al Padre, a Colui che solo può essere il vero aiuto della famiglia.
Tutto nella vita moderna sembra essere contro la famiglia, dall’organizzazione del lavoro e dell’economia ad una cultura che ridicolizza ogni tipo di legame, e gli attacchi contro di essa sono talmente forti che ne minacciano l’essenza stessa. Contro la famiglia c’è un accanimento che travalica il normale confronto tra le diverse posizioni (che rappresenta il massimo vanto di ogni democrazia) e che sconfessa il falso mito della “neutralità” delle democrazie. I motivi per cui questo accade sono molteplici e complessi, ma un motivo potrebbe essere che la famiglia ricorda (anche carnalmente) alcune verità che si vorrebbero dimenticare: che ciascuno di noi viene da una storia che, volendo, può negare, ma mai cancellare; che la famiglia è il primo luogo in cui si giocano la libertà e la vocazione; che i primi luoghi di educazione non sono né lo Stato né il Mercato; che ciascuno di noi è una persona e non un individuo. Si dimentica troppo speso che la famiglia non nasce da una convenzione sociale, anche se così si vuol far credere, ma nasce dalla scommessa più grande che esista: un amore tra un uomo e una donna che sia eterno e che sia capace di generare. È una cosa, questa, che non dipende dalle convenzioni o dai patti sociali, ma che è radicata nella natura umana. E la più pericolosa minaccia che grava sulla famiglia riguarda l’incapacità di ciascuno di noi, così celebrata nel nostro tempo, di dire “per sempre”. Si tratta di un problema della persona, prima che di un problema sociale, si tratta della trascuratezza della nostra vita che non conosce la speranza.
Proprio per riscoprire la speranza occorre accogliere l’invito del Santo Padre e farlo con la consapevolezza della posta in gioco e dei problemi, ed allo stesso tempo con la consapevolezza di tutto il bene che c’è nella famiglia e con tutto il bene che tantissime famiglie vivono e fanno. Proprio partendo da questo grande bene è possibile affrontare tutte le sfide che ci sono sia sul piano politico e sociale, come, aderendo all’invito alla preghiera di Papa Francesco, ha con forza sottolineato il Movimento Cristiano Lavoratori, che “conosce bene e direttamente quale dramma sia la diffusa mancanza di lavoro ed è consapevole che occorre non perdere quella fiducia e speranza che possono trovare punti di appoggio solo in una famiglia forte, che non può essere messa in discussione fin nell’intimo della stessa propria essenza”. Il lavoro, innanzitutto, quale mezzo di promozione della famiglia. La cronica mancanza di lavoro per i giovani, come le statistiche impietosamente continuano a ricordarci, la mancanza o l’inadeguatezza delle politiche di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, le contraddittorie politiche di welfare, e la stessa idolatria del lavoro, hanno delle conseguenze devastanti su due aspetti in cui una persona dovrebbe esercitare la massima libertà: sposarsi e avere dei figli. In questo ambito, forse più che in altri, emerge se una comunità, un’economia, una società, uno Stato, esistono in funzione della persona o viceversa. Importanti quanto il lavoro, sono l’economia, in particolare il fisco, l’educazione e tutto ciò che riguarda il prendersi cura degli altri.
Questi sono aspetti che in una comunità realmente orientata al bene comune non riguardano solamente lo Stato, ma innanzitutto riguardano quelle espressioni di libertà e di solidarietà che sono le associazioni e la cosiddetta società civile.
La cosa che più stupisce non sono le tante sfide che la famiglia deve affrontare, ma il fatto che ci siano ancora delle famiglie capaci di accoglierle, famiglie che dovrebbero essere la base per qualsiasi tipo di presenza sociale e politica.
L’augurio è che i giorni del Sinodo possano ridare slancio alla speranza della e nella famiglia, affinché sia le persone che le comunità proprio dalla e nella famiglia possano essere vivificate. Un cammino arduo, ma che trova conforto nelle parole di Papa Benedetto XVI: “nel Vangelo non troviamo discorsi sulla famiglia, ma un avvenimento che vale più di ogni parola: Dio ha voluto nascere e crescere in una famiglia umana».

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