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Il messaggio di Papa Francesco non può essere lasciato cadere. “Le idee di EXPO 2015”

In Fondazione Italiana Europa Popolare

Sabato scorso a Milano, nell’Hangar della Bicocca, si è tenuto un importante evento dal titolo “Le idee di EXPO 2015”, durante il quale cinquecento esperti si sono confrontati in 42 tavoli tematici  per elaborare la cosiddetta “Carta di Milano”. La “Carta di Milano” ha l’ambizione di rappresentare l’eredità immateriale dell’esposizione universale, “un’opportunità per promuovere lo sviluppo di un’autentica cultura del rispetto e della tutela del pianeta fondata su una corretta educazione ambientale e alimentare”, come ha sottolineato nel suo messaggio il neo presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Di fronte ai rappresentanti dei 140 paesi che parteciperanno alla kermesse meneghina è iniziata l’elaborazione di un progetto che verrà presentato il 28 aprile e che verrà consegnato al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban-Ki-Moon.

Tante sono le sfide all’ordine del giorno su un tema fondamentale e delicato come quello di EXPO 2015 “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, sfide che ha raccolto e rilanciato Papa Francesco nel video messaggio per i partecipanti della giornata milanese in Bicocca. Papa Francesco parte da un punto fondamentale: la centralità della persona. La prima preoccupazione deve essere la persona, soprattutto la persona colta nella sua fragilità come la mancanza di cibo, la povertà, l’incapacità di vivere pienamente le relazioni, a partire da quelle familiari, o la riduzione dell’esistenza a mera lotta per la sopravvivenza.  È un richiamo molto forte, quello del Pontefice, un richiamo che mette con le spalle al muro quanti fanno della retorica sulla fame: “ci sono pochi temi sui quali si sfoderano tanti sofismi come su quello della fame; e pochi argomenti tanto suscettibili di essere manipolati dai dati, dalle statistiche, dalle esigenze di sicurezza nazionale, dalla corruzione o da un richiamo doloroso alla crisi economica”. Si tratta di un passaggio molto forte perché mette in guardia dalla tentazione della retorica o meglio “dei sofismi” e del “nominalismo del pensiero”, che riducono tutto ad un’astrazione incapace di cogliere le esigenze, i bisogni e i desideri delle persone, che riducono tutto ad un’ideologia. Per superare questa tentazione, il Pontefice ci chiede di immergerci nella realtà attraverso “tre atteggiamenti concreti”. Il primo riguarda la capacità di andare a fondo alle cause del problema della fame, della povertà, del sottosviluppo.

Il Papa non fa sconti, chiede di superare una visione prettamente emergenziale dei problemi per impegnarsi ed affrontare la radice del problema che è l’iniquità. Si tratta di rigettare la cultura dello scarto, di attaccare le cause strutturali dell’iniquità a partire dalla speculazione finanziaria e dall’idea dell’autonomia assoluta dei mercati. Il secondo “atteggiamento concreto” è l’essere testimoni della carità. In questo frangente il Papa chiede ai politici di riscoprire il valore della loro vocazione partendo da due capisaldi: la dignità della persona e la ricerca del bene comune. È molto profondo il richiamo ad essere coraggiosi e a non aver timore di farsi “interrogare nei progetti politici ed economici da un significato più ampio della vita”, perché ha la forza di superare la riduzione dell’uomo ad un insieme di bisogni. L’ultimo “atteggiamento concreto” è quello di essere “custodi e non padroni della terra”. Riprendendo l’insegnamento della Dottrina sociale, mai come in questo caso così poco conosciuto, il Pontefice ci ricorda che noi siamo solo dei custodi della terra e che la terra è stata donata a tutti e a tutte le generazioni, secondo il principio della destinazione universale dei beni. Per troppo tempo l’ambiente è stato ostaggio da una parte delle ideologie che hanno idolatrato la natura, nel peggior revival del paganesimo, e  dall’altra di quanti hanno sfruttamento senza criterio e senza giustizia le risorse del pianeta, due diversi atteggiamenti che degradano sia la natura che l’uomo. Invece, lo sguardo della Chiesa, così genialmente tratteggiato da San Francesco nel “Cantico delle Creature”, ridona dignità al rapporto tra la Natura e l’uomo, un rapporto caratterizzato dall’infinito amore di Dio. Il Pontefice non ha timore di esortare a “custodire la terra non solo con bontà, ma anche con tenerezza”. Come già avvenuto per la Caritas in Veritate, c’è molta attesa per la prossima enciclica di Papa Francesco sull’ambiente e che avrà come tema fondamentale l’ecologia umana, un’espressione tanto cara a Papa Benedetto XVI, per affrontare i tanti problemi che affliggono il nostro mondo e per dar luce alla speranza.

Il messaggio di Papa Francesco non può essere lasciato cadere, ma deve indirizzare lo sguardo verso una giusta prospettiva delle cose, in particolare dell’esposizione universale che non può essere ridotta ad una grandiosa fiera commerciale. La presenza di un padiglione della Santa Sede, la presenza della società civile attraverso la Fondazione Triulza, non possono non marcare una profonda differenza con quanto avvenuto nel passato. La sfida che ci attende riguarda il nostro destino sia attraverso una visione ampia capace di ridefinire i rapporti tra i popoli, sia attraverso tanti piccoli gesti concreti, come la campagna “Dal Seme al Cibo” promossa da MCL insieme al CEFA per sostenere 10 mila famiglie in Sud Sudan, Somalia, Ecuador e Marocco. Si tratta di aver coraggio e, come dice Papa Francesco, di “scegliere a partire dalla priorità: la dignità della persona; essere uomini e donne testimoni di carità; non aver paura di custodire la terra che è madre di tutti”.

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