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Il caso del virus Zika mostra il vero volto della ‘cultura dello scarto’

In Fondazione Italiana Europa Popolare

All’indomani della giornata nazionale per la vita, stride ancora di più l’appello delle Nazioni Unite per introdurre e favorire le pratiche di aborto e di pianificazione familiare nei territori colpiti dal virus Zika. Il virus, che si sta diffondendo in Brasile e che si teme possa provocare una pandemia, presenta dei sintomi simili a quelli di una normale febbre ed è possibile diagnosticarlo solamente attraverso specifici e costosi esami di laboratorio. Il livello di attenzione massmediatico è salito esponenzialmente quando, la scorsa settimana, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sostenuto che Zika rappresentasse un’emergenza sanitaria globale.

La questione più controversa su questo virus – che si propaga attraverso le punture delle zanzare o attraverso il contatto diretto con il sangue infetto – è relativa alla sua incidenza sulla microcefalia neonatale, qualora una donna incinta venisse infettata. Sembra che nelle zone colpite da Zika ci sia un livello superiore alla media dei casi di microcefalia nei neonati, anche se il legame tra il virus e la microcefalia è tutto da accertare. Uno studio pubblicato qualche giorno fa sul legame tra Zika e la microcefalia sembra essere viziato dal fatto che il virus non sia stato diagnosticato tramite gli esami di laboratorio, ma attraverso i suoi effetti che però si possono facilmente sovrapporre a quelli di altri tipi di virus influenzali.
Fin qui niente di strano, visto che il caso di Zika potrebbe rientrare tra quelli in cui la scienza si interroga sui legami tra virus e malattie e in cui cerca di trovare una cura oppure un vaccino. E non ci sarebbe niente di strano se gli esperti non riuscissero a dare una risposta certa, soprattutto in tempi brevi, o fossero in disaccordo tra loro. Questa è la scienza.

Quello che invece è molto strano e che di scientifico non ha nulla è stato il grido lanciato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Raad al-Hussein, sostenuto in questo anche dal Segretario Generale Ban Ki-moon, che ha detto che è necessario garantire il diritto all’interruzione di gravidanza in tutti i Paesi colpiti dal virus Zika. Ed allo stesso tempo l’Unfpa, il fondo delle Nazioni unite per la popolazione, ha chiesto di introdurre politiche di pianificazione familiare che, tradotte dal loro linguaggio mistificatorio, significano essenzialmente pratiche di contraccezione, sterilizzazione e di aborto. Così Zika da virus da curare è diventato un pretesto per introdurre politiche di controllo delle nascite. Anche in questo caso assistiamo ad un uso improprio della scienza che viene utilizzata come scusa per far accettare l’inaccettabile, così come la paura viene utilizzata per giustificare l’ingiustificabile. Ci troviamo ancora una volta di fronte al paradosso in cui la scienza che ha la pretesa di fondarsi sulla ragione, sui fatti, sulla ricerca della verità, in realtà rivela il suo carattere emozionale, emotivo e isterico. Ed allo stesso tempo rivela che non è poi così neutrale come pretestuosamente asserisce di essere.

Il caso del virus Zika mostra il vero volto della “cultura dello scarto”, in cui le persone vengono buttate via come giocattoli rotti. In questo caso si tratta di malati, anzi di feti che forse potrebbero essere malati (nel dubbio perché rischiare). Così, invece di curare le malattie eliminiamo i malati. Invece di prenderci cura, gettiamo via. Questo caso ci mostra, per l’ennesima volta, il corto circuito tra un uso strumentale della scienza, alla quale vorrebbero che lasciassimo il compito di guidare le nostre scelte morali, e la politica, che utilizza le nostre paure più profonde e i drammi delle persone per i propri fini.

È una strategia, assieme alla falsificazione del linguaggio, ampiamente in uso da anni in più ambiti – dai temi della vita all’economia o alla finanza – e di fronte alla quale siamo apparentemente inermi. In realtà questa situazione ci rimette in gioco, ci chiede di imparare a discernere e soprattutto di scegliere giorno dopo giorno di lavorare in favore del bene comune. Non dobbiamo temere le circostanze viviamo, ma dobbiamo far sì che siano l’occasione per costruire una società che invece di scartare le persone sappia riconoscere il valore inestimabile che portano in sé.

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