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“L’eterno nel quotidiano”

In Fondazione Europa Popolare

“L’eterno nel quotidiano”: è questa la sfida lanciata dal XXVI Congresso eucaristico nazionale di Genova. L’esperienza vissuta nel capoluogo ligure, in comunione con tutta la Chiesa, ha messo in risalto il rapporto tra il sacro e la concretezza di tutti i giorni e mostrato come l’irrompere dell’eterno nella vita quotidiana sia capace di trasformare la realtà.
A un mondo che vuole relegare la fede ad una mera sfera privata, che trasforma il senso religioso in un intimismo psicologico, il Congresso eucaristico ha risposto con la forza dell’incontro cristiano che vive il suo culmine nell’Eucarestia. Una forza che ha una dimensione sociale, che ha una valenza pubblica, che genera legami, che genera un modo diverso di stare assieme.
Questa è l’esperienza che abbiamo vissuto nei tanti appuntamenti del Congresso eucaristico, in particolare durante la processione del Santissimo Sacramento, “sbarcato” nel porto di Genova da una motovedetta della guardia costiera, impegnata per molti mesi in operazioni di salvataggio nel Mediterraneo: una processione che ha visto accompagnare il Santissimo Sacramento alla Cattedrale da un corteo in cui sono state protagoniste le varie confraternite della città. E, sempre a testimonianza di come l’eterno riguardi il quotidiano, al Congresso eucaristico non hanno partecipato solamente le delegazioni delle Chiese particolari, ma anche di movimenti e associazioni, fra cui il Movimento Cristiano Lavoratori, presente con una propria rappresentanza: un modo, anche per noi, per ripartire dal cuore delle ragioni del nostro impegno di cristiani nella società, un impegno che portiamo avanti con dedizione da ormai oltre quattro decenni, e che rappresenta uno dei modi di vivere la concretezza della fede, attraverso la solidarietà nei molteplici ambiti della realtà.
Quando il cardinal Bagnasco, durante l’Omelia della Messa conclusiva del Congresso eucaristico, si è rivolto ai giovani, alle famiglie, ai diseredati, lo ha fatto esprimendo una vicinanza (e una gratitudine) reale. Davanti alle tante famiglie festose che hanno animato i giorni del Congresso eucaristico, ha rinnovato l’impegno missionario della Chiesa, un impegno che si può riassumere con le sue stesse parole: “Oh, uomini che ci ascoltate: la nostra gioia è grande e si chiama Gesù “.
È questo il punto di partenza di una Chiesa in cammino, che vive nelle periferie del mondo. È questo il fondamento di un impegno nella società che non ha paura di esprimersi in tutti gli ambiti delle umane relazioni.
Così vissuto, nella sobrietà e nell’incisività dei gesti, il XXVI Congresso eucaristico nazionale è stato un appuntamento che non ha riguardato solo la Chiesa italiana in tutte le sue componenti, ma è stato un’opportunità per tutto il Paese per guardare al bene comune. Perché il bene comune non è un discorso astratto come molti credono, ma è la concretezza della vita di tutti i giorni trasformata “dall’eterno nel quotidiano”.

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