In Fondazione Europa Popolare

In una situazione di risorse scarse e di vincoli stretti, come quella in cui versa il nostro paese, la spesa dovrebbe essere mirata a sostenere chi più di tutti può ridare slancio alla nostra società ancor prima che alla nostra economia. E lo slancio lo possono dare solo i giovani e le famiglie. Sono loro, assieme agli immigrati, i soggetti più deboli ed allo stesso tempo i soggetti più importanti per far ripartire il nostro paese. Proprio per questo tutte le misure contenute nella legge di stabilità devono essere giudicate in base alla loro capacità di fare uscire dalla fragilità i giovani e le famiglie e di coinvolgere questi soggetti in un progetto in cui siano i protagonisti. Perché l’ultimo rapporto della Caritas è impietoso. In Italia le famiglie con gravi problemi economici sono 1 milione e 582 mila, questo significa che non sono in grado di far fronte alle spese essenziali: si tratta di famiglie con due o più figli, di famiglie straniere, di famiglie residenti nel Mezzogiorno, di famiglie che hanno perso il lavoro. I giovani che versano in situazioni di povertà sono il 10,2% in un’età compresa tra i 18 e i 34 anni, e l’8,1% tra i 35 e i 44 anni, mentre le cause più frequenti della povertà vanno ricercate nel lavoro: la ricerca della prima occupazione, la perdita del lavoro in età adulta, e le tante zone grigie del mondo del lavoro. Il rapporto della Caritas, inoltre, evidenziava che nel Mezzogiorno si rivolgono più italiani che stranieri nei centri di ascolto. Questi dati non fanno che confermare la triste realtà che tutti conosciamo e che in qualche modo tocca ciascuno di noi. Non occorreva incrociare i dati della Caritas e dell’Istat per rendersi conto che la povertà è inversamente proporzionale all’età, che gli italiani vivono situazioni di indigenza al pari di chi viene da fuori in condizioni drammatiche. Se questa è la realtà che i numeri fotografano, si capisce l’inadeguatezza della legge di stabilità. Certo, ci sono provvedimenti di sostegno diretto alle famiglie come il bonus di 600€ al mese per le baby-sitter, il bonus bebè di 1000€ annui, il bonus sempre da 1000€ annui per l’asilo nido e una tantum di 800€ per le donne in dolce attesa. Ma queste misure bastano? Nella logica che “tra piuttosto e niente è meglio piuttosto”, sicuramente sono da giudicare in modo positivo. Ma il “piuttosto” è sufficiente?
Come si può pensare che una tantum possa incidere nella realizzazione del desiderio di genitorialità? Come si può seriamente credere che dei bonus possano aiutare le famiglie ad uscire dall’indigenza e il paese dall’inverno demografico? Stiamo parlando di premi di produzione? Le famiglie, primo e quasi unico luogo del welfare, hanno bisogno di un percorso  stabile nel tempo, perché una famiglia ragiona nel lungo periodo. Il timore è che, sperando sia garantita la copertura finanziaria alla manovra, si tratti di uno spot da campagna elettorale, visto i tempi, e non di un impegno serio per il futuro. Timore che riguarda anche la situazione dei giovani che beneficeranno del bonus di 500€ al diciottesimo compleanno, dell’aumento della zona di esenzione delle tasse scolastiche e dell’aumento delle borse di studio per i meritevoli. Ancora, meglio avere in tasca 500€ che non averli, meglio non pagare le tasse scolastiche che pagarle, meglio avere una borsa di studio che non averla. Ma questo basta? Bastano 500€ euro se poi non si aiuta i ragazzi ad entrare stabilente nel mondo del lavoro? Basta non pagare le tasse se poi il titolo di studio non permette di accedere ad un lavoro, magari quello per cui il titolo di studio si è preso? Bastano borse di studio più consistenti se poi per sfruttare le conoscenze acquisite attraverso quelle stesse borse si deve emigrare all’estero? Se le misure per le famiglie e per i giovani non vanno ad incidere sui problemi veri, se non sono tappe di in percorso stabile nel tempo per riuscire rimetterli in gioco, allora sono inutili, anzi dannose visto il dispendio per la spesa pubblica. Occorre una progettualità inclusiva, uno slancio coraggioso, occorre investire con decisione sul presente e sul futuro delle famiglie attraverso la sussidiarietà e il lavoro, altrimenti dare costretti languire e morire nella logica del “tra piuttosto e niente è meglio piuttosto”.

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