In Avvenire

Lo spartiacque tra ‘opportunità’ e ‘patologia’ passa nell’indifferenza del Paese. Il passaggio sui giovani, nel discorso di fine anno del presidente della Repubblica, viene letto con disincanto dall’associazionismo: grande rispetto per il capo dello Stato, certo, ma l’esperienza di chi si misura ogni giorno con la realtà del lavoro precario è quella di un sistema Italia nient’affatto disposto a contemplare i «volti giovani carichi di speranze e di aspirazioni, carichi di domande » richiamati anche da papa Francesco, sempre il 31 dicembre. «Entrambi gli appelli evidenziano – commenta Giovanni Gut, dirigente del Movimento cristiano lavoratori – il link tra lavoro e dignità della persona, che ci sta a cuore e che viene disatteso. Entrambi cercano di disinnescare una bomba pericolosissima, la contrapposizione tra i giovani che trovano lavoro qui e quelli costretti a emigrare. Ricalca la vecchia contrapposizione tra lavoratori giovani e anziani di qualche anno fa».
Se, tuttavia, il discorso presidenziale ha il pregio di fare giustizia dei luoghi comuni – «Non va demonizzata la possibilità di fare un’esperienza all’estero, ma il discorso diventa molto pericoloso quando non si hanno altre possibilità di scelta, e spesso non vi sono» dice Mattia Pirulli, segretario generale Felsa Cisl – esso prende atto di una realtà finora pronunciata a mezza bocca da politici e analisti: «Siamo di nuovo un Paese di migranti; realtà che richiede politiche di sistema per essere governata. Non farlo significa ritrovarsi alla mercé dei populismi» commenta il presidente dei giovani delle Acli Matteo Bracciali, il quale ricorda che, come emerge da una ricerca condotta tra i ventenni romani, i giovani hanno scelto il ‘compromesso’ con la Storia, cioè accettano la sfida della flessibilità, ma sono anche una generazione disillusa e lontana dalla politica. Da queste esperienze emerge un’adesione al richiamo del Papa – «assumere la responsabilità che abbiamo verso i nostri giovani; più che responsabilità, la parola giusta è debito…» – e una certa freddezza nei confronti del sistema politico.
Come dice Maria Cristina Pisani, portavoce del Forum nazionale dei giovani, «il tema della disoccupazione giovanile entra nell’agenda pubblica ciclicamente e puntualmente viene dimenticato. È stato un bene quindi che Mattarella abbia dato attenzione al tema dei giovani. Ormai nel nostro Paese se ne parla in occasione della presentazione dei rapporti statistici, quando ci accorgiamo di essere fanalino di coda dell’Europa, che 7 giovani su 10 tra i 18 e i 34 anni vivono ancora con i genitori, e poi tutto finisce lì». Pisani, tra l’altro, denuncia: «In occasione del vertice di Bratislava dell’autunno scorso, insieme agli altri forum europei, abbiamo inviato un documento in cui chiedevamo maggiore attenzione alla partecipazione dei giovani alle decisioni politico- economiche: nessuno dei capi dello Stato ci ha risposto. Lettera morta ».
Guardando al futuro, la portavoce osserva: «Si sta decidendo il futuro dei voucher ed è bene che si sappia che, anche se è necessario regolamentarli, rappresentano uno strumento necessario per fare emergere il lavoro nero». Infine, i tirocini: «l’Italia vi ricorre in modo anomalo, ma l’esempio di Germania e Austria dimostra che è possibile spingere sull’apprendistato di primo livello ancora trascurato dalla contrattazione collettiva; idem per l’alternanza scuola lavoro, pregiudizialmente considerata un intralcio». Temi su cui lavora la Cisl: «Il mondo del lavoro atipico – ragiona Pirulli – non è condannato all’illegalità. È possibile, oltre che inevitabile, costruire un mondo del lavoro interinale, delle collaborazioni, del lavoro autonomo che rispetti le leggi e il lavoratore. Il lavoro ‘somministrato’ se usato correttamente è tra i contratti flessibili sicuramente il più tutelante, grazie alla contrattazione di settore, dove abbiamo ottenuto elementi di welfare importanti». Pirulli parla di un mondo che coinvolge 500mila persone in Italia e nel quale i giovani sono la maggioranza. «Il discorso di Mattarella mette in luce la necessità di una discussione seria sul tema dell’ingresso nel mondo del lavoro, visualizzando le esperienze che valorizzano percorsi di tutela e mettendo mano a ciò che precarizza».
Esiste però un problema d’informazione tra chi si affaccia sul mondo del lavoro, ammette il segretario dei lavoratori atipici. Su questo terreno si muovono anche Acli e Mcl. Bracciali: «Attraverso il servizio civile universale, nelle capitali dove abbiamo il patronato i giovani realizzano progetti per la nuova emigrazione: oggi chi arriva a Londra è preda di organizzazioni che lo ‘spolpano’ per un alloggio». Con ProntoLavoro il Mcl fa lo stesso in Italia: «Oggi si esce dalla scuola e dall’università senza alcuna idea concreta del mondo del lavoro – spiega Gut – e nei nostri uffici i giovani aiutano i giovani a compilare i curricula e a districarsi nella normativa, colmando un vuoto d’informazione che è un handicap per chi cerca di costruirsi un futuro lavorativo in Italia».

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